Discorso del Dharma in occasione di Higan – Marzo 2021

Durante il periodo dell’equinozio di primavera si ricordano gli antenati spirituali del lignaggio a cui si appartiene. Questo periodo si chiama “Higan”, che vuole dire “l’altra riva”. Quindi si commemorano quelli che hanno lasciato il mondo del Samsara, il mondo della nascita e della morte e che hanno traversato verso l’altra riva, il mondo del Nirvana.

Quando ci si siede davanti al muro si entra nelle orme del Buddha e dei maestri dello Zen. Entrare nelle orme degli antenati religiosi/spirituali significa onorarli e rispettarli per il loro Bodaishin, che ci ha consentito di incontrare la pratica del Buddhismo Zen. Entrare nelle orme degli antenati vuol dire che usciamo dalle orme stabilite della società, della scuola dei figli, della cultura aziendale, etc.

Non si tratta di rigettarle ma di dare loro il posto e il significato giusto, illuminandole con la luce dello zazen. Certo ci vuole una certa quantità di volontà e di non-paura per sostenere le critiche e lo sguardo degli altri. Si tratta di non lasciarci intrappolare da espressioni estremiste molto utilizzate nella società, come per esempio: “questo è grave”, “è importantissimo per le vostre figlie che voi stiate nella chat di gruppo”, “devi stare a casa con noi”…

Praticare zazen dà inizio a una rivoluzione interna liberatoria – ripeto – non per rigettare la società ma per non seguire ciecamente le tendenze alla moda e neanche le proprie vecchie convinzioni ereditate dal karma e da altre cause e condizioni. Zazen è mettere a freno la frenesia e la ricerca di pietà, di notorietà, di sensazionalismo e di falsi riconoscimenti, o di mettere alla gogna nemici imaginari, alimentando una società estremamente repressiva. Paradossalmente i figli non vengono più educati in un modo che permetterà loro di funzionare in armonia nella società che creeranno.

Entrare nelle orme dei grandi maestri è invece trovare in se stessi la funzione inerente al perdono e all’umiltà. Così si esce delle derive della società accusatrice. Già in questo modo lo zazen è un atto di cura sociale e una profonda espressione del buddhismo socialmente impegnato, corrente buddhista molto alla moda.

Bisogna praticare lo zazen per funzionare come individui responsabili, attenti all’autentico benessere di tutti e per una società sana.

Higan, questo periodo dell’anno, con la commemorazione degli antenati monastici e laici, si riferisce alle Paramitā, le perfezioni, come generosità, precetti, perseveranza, pazienza, sforzo, meditazione e saggezza. Nella comprensione comune vengono viste come pratiche che ti portano sull’altra riva, nel mondo del risveglio, fuori dal mondo della sofferenza, cioè della nascita e morte.

Dogen invece dice che sull’altra riva c’è pratica, quindi mettere in pratica le Paramitā qui, su questa riva, fa sì che l’altra riva arrivi qui. Quindi praticare zazen e le Paramitā è un atto di Risveglio. Le due rive non sono più vissute come separate ma sono uno, oltre ogni dualità e separazione. Ogni tentativo di ottenere qualcosa dalle proprie pratiche risulta futile ed evapora nella luce della natura di Buddha, la natura del Risveglio che si manifesta al momento stesso della pratica, il Nirvana vivente.

Higan è certo un momento per rinfrescare la comprensione della pratica fondamentale di un Grande Essere ma dovrebbe essere ricordata in ogni momento.

Rev. Sengyō Van Leuven

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