Kusen 1 – Commemorazione Risveglio del Buddha

Non lasciate che lo zazen sia oscurato dall’abitudine. Nello zazen ogni momento è fresco, nuovo presente, concentrato, in equilibrio con l’osservazione. È sempre di nuovo riequilibrare sia il corpo, sia la mente. In ogni momento risvegliarsi e non cadere nella trappola delle illusioni, illusioni come “mi piace, non mi piace, voglio dormire, stare a casa, fare altra cosa, bello, brutto, poco, molto”. Tutte queste categorie sono desideri, espressioni di un desiderio egocentrico, illusioni. Per favore non addormentatevi nell’illusione, risvegliatevi e uscite dall’illusione.

Oggi è la commemorazione del risveglio del Buddha. Stiamo praticando la stessa pratica che lui così tanto tempo fa praticava. Questa grazia, la compassione del Buddha che ha trasmesso la Via, la pratica, e quella di tutti i patriarchi, i maestri della trasmissione che hanno continuato la pratica e hanno trasmesso la realizzazione e la saggezza della Via, è arrivata fino a noi. La manteniamo viva non soltanto per avere nel corto periodo i benefici della Via, ma per rinnovare sempre la Via e rinnovare tutti i meriti e dedicare quei meriti a tutti gli esseri, alle generazioni future. Tenere viva la pratica, trasmettere silenziosamente, nella pratica autentica, la Via. Creare ogni momento di nuovo le fondamenta della pratica per se stessi, per tutto il Sangha, per tutte le generazioni future. Sempre nuovo, sempre fresco, non essere catturati nell’abitudine, nella routine, nell’illudere se stessi: risvegliatevi! Il più grande omaggio che possiamo portare alla commemorazione del risveglio di Buddha è il fatto di realizzare questo risveglio noi stessi qui e ora, sempre lasciando la presa, sempre andare oltre.

Se siamo qua riuniti, se continuiamo lo zazen, vuol dire che in un modo o nell’altro, abbiamo comunque intravisto la verità della vacuità. Continuiamo per poter creare la nostra propria vita, nuova, in armonia con la vita stessa, al di là delle preoccupazioni egocentriche, dei desideri personali. Anche quando diventiamo vecchi o troppo vecchi, malati o sani, continuiamo con perseveranza la Via. Continuiamo a vedere in un solo colpo d’occhio, tutta la realtà della vacuità. Con lo zazen ritorniamo verso la semplicità, la semplicità della propria esistenza. Semplicità con la famiglia spirituale, religiosa, il Sangha, che va oltre e più in profondità che la famiglia di sangue.

Nell’abbandono dei punti di vista personali e egocentrici, sperimentare la liberazione da tutti i limiti, da tutti i fastidi che abbiamo stabilito per noi stessi, si continua per aumentare la luce della realizzazione di tutto il Sangha.

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