Discorso del Dharma – Hanamatsuri

Hanamatsuri è il festival dei fiori nel quale si commemora la nascita del Buddha.

C’è la primavera, un’altra stagione che inizia, tutto esprime la vita dopo il silenzio e il riposo dell’inverno; tutte le cose riprendono vita. Gli alberi fioriscono, altri fiori sbocciano, la gente riprende energia. La primavera è il simbolo che tutto continua a rinascere; che c’è sempre l’apparire e lo scomparire. In ogni momento c’è il nascere, il vivere e il morire. Lo zazen è l’espressione, il simbolo del voto che abbiamo fatto dentro di noi, spesso inconsciamente, segretamente, di risvegliarci.

Di dedicarci al bene di tutti, di fare in modo che tutti possano incontrare la Via, che tutti siano in grado di praticare, che tutti siano messi nella possibilità di liberare se stessi della sofferenza. Questo è lo stesso voto che il Buddha Shakyamuni avrebbe fatto durante tutto la sua storia di Grande Bodhisattva, e che ha espresso nella bella storia della leggenda, che al momento della nascita avrebbe fatto sette passi sotto ai quali sono apparsi dei fiori di loto e che ha puntato un dito verso la terra e l’altro verso il cielo dicendo che c’è nessuno altro più onorato né sulla terra né in cielo. Questo è un atto di riunire, di unire, di mettere sullo stesso piano terra e cielo e in questo riunire, andare sopra i due estremi di terra e cielo. È unire la verità assoluta e la verità relativa. Quindi la verità di tutti i giorni, con tutti i problemi, con tutte le sue gioie ma anche la verità assoluta per la quale non c’è nessun individuo, perché tutto è uno. È accettare e abbracciare la verità assoluta e la verità relativa. È vedere la realtà relativa dal punto di vista assoluto e l’assoluto dal punto di vista del relativo. È sempre andare oltre questi due estremi, quindi senza mai rimanere su un solo punto di vista senza mai rimanere sul sì o sul no. Ma oltre, oltre “io penso così, io faccio cosi”, “io sono così”, oltre il “devo fare questo così perché mi hanno detto di fare così”. È impegnarci, è buttarsi dentro la pratica corpo e spirito senza trattenere nulla, senza tenere in riserva qualcosa per sé. È quella decisione del voto di risvegliarsi, il voto che è espresso nella leggenda della nascita di Buddha, il voto che facciamo durante la cerimonia di jukai, nel quale pronunciamo non soltanto il desiderio di proteggere i precetti ma nel quale pronunciamo anche i voti di bodhisattva, di agire per il bene di tutti, perciò di risolvere le cause della sofferenza, di studiare tutti i fenomeni nella loro natura vera, quindi nella loro vacuità, e di realizzare la via del buddha. Una cosa per niente particolare, perché è sempre presente, che aspetta soltanto di essere svelata della pratica. Tutto l’insegnamento dello Zen Soto è basato su questa comprensione che dall’inizio siamo risvegliati e che la necessità della pratica è soltanto per esprimere questo risveglio. Se non c’è pratica il risveglio non si esprime e viviamo quindi nell’illusione. Andare oltre e vedere bene tutte le proprie illusioni è risvegliarsi, ovvero praticare non seguendo il limite del proprio ego ma andando oltre, creando di nuovo, in ogni momento, una nuova vita. Una nuova vita nella quale portiamo in vita il Buddhadharma. Vivere una vita risvegliata vuol dire vivere una vita seguendo il Buddhadharma, il Buddhadharma che non può essere vissuto se non mettiamo tutta la nostra esistenza nella pratica del Buddhadharma stesso. Queste non sono restrizioni ma sono aperture, che creano più opportunità, più chance per incontrare e per vivere tutte le possibilità della propria vita; che altrimenti rimangono nascoste dalla limitazione del nostro carattere, delle limitazioni dell’ego e soprattutto dal nostro attaccamento ai limiti del nostro carattere, che limitano la vita. Lasciare questi attaccamenti è aprirsi ad altre possibilità, e quindi vivere una vita molto più ampia. In altre parole, in ogni momento, vivere seguendo il Buddhadharma è nascere ogni momento. È risvegliarsi ogni momento. La nascita, il compleanno di Buddha è il compleanno di tutti; perché buddha non è soltanto Buddha Shakyamuni, ma parliamo del buddha anche nel senso del Risveglio, del vivere il Buddhadharma.

Andare oltre la terra e il cielo vuol dire che possiamo scegliere di andare in qualsiasi direzione e che non siamo mai limitati a un solo posto, a una sola visione, a un solo modo di vivere. Il Buddhadharma è ricco, non crea restrizioni, ma crea una responsabilità attraverso la comprensione della coproduzione condizionata, della forte interdipendenza, che fa sì che siamo nati. Il fatto di essere nati come esseri umani dipende da tantissimi fattori. Non solo dai nostri genitori, perché anche la loro nascita dipende da tantissimi fattori. Se c’è nascita o non nascita dipende dal nostro punto di vista. La nascita non è mettere un altro essere, un bambino al mondo, ma la nascita è vivere un’altra vita. È vivere il Buddhadharma, è vivere una vita risvegliata. Non è la continuazione della produzione della nostra gene, trasmettere i nostri geni ad altri esseri, ma è creare in ogni momento la completezza di una nascita, vita, lavoro e morte nella quale diamo in ogni momento la direzione che scegliamo; o scegliamo la direzione dall’oscuro, dell’attaccamento alle limitazioni dell’ego, del funzionamento ripetitivo dell’ego, della personalità, della comprensione intellettuale; o scegliamo una vita che va oltre questo, una vita risvegliata che utilizza l’ego per andare oltre l’ego e quindi per esprimere il Buddhadharma.

Capire l’interdipendenza, che siamo tutti in una forte interrelazione, fa sì che apprezziamo molto di più la vita e che ci sia un approccio, un’attitudine molto più rispettosa nei confronti della vita. Perché capire l’interdipendenza, capire come è talmente fragile la vita e come dipende da così tanti fattori, fa sì che facciamo molta più attenzione alla nostra vita: a come viviamo, a cosa mangiamo e beviamo, alle cose che pratichiamo. Questa attenzione va dal fare le stoviglie al pulire la casa o curare l’igiene personale, o qualunque altra pratica o abitudine che manteniamo, come vestirsi, e ci permette di penetrare un punto di vista del mondo più ampio rispetto a quello limitato della comprensione intellettuale o dei dogmi o tradizioni. È dare vita alle cose attraverso una pratica e capire che ciò segue la pratica. Non è cercare prima di capire una cosa e poi farla ma è praticare e capire con tutta l’esistenza e non soltanto con l’intelletto. Fare tutto questo è sempre una nascita, questa è sempre una scelta che facciamo ogni momento, che tiene conto dell’interdipendenza e non è vivere nell’incoscienza in modo irresponsabile, come se vivessimo da soli, come isole separate nell’oceano. È essere consapevole dell’intensità, della preziosità della vita che viviamo, che la vita che viviamo possiamo viverla soltanto una volta sola. Ogni momento lo viviamo soltanto una sola volta, non ritorna, non c’è la possibilità di fare prima una prova o di ritoccare, di poter recuperare un momento passato. Non esiste una prossima volta di questo momento per fare meglio. La vita di ogni momento è unica e completa. Quindi se non siamo coscienti e se non teniamo in conto la ricchezza che abbiamo a disposizione, di scegliere di vivere seguendo il Buddhadharma o di scegliere una vita manipolata dall’ego e dal karma è sprecare la vita. Invece tenere conto di quella ricchezza è non soltanto vivere personalmente in modo responsabile e rispettoso ma è anche mostrare agli altri come vivere una vita responsabile basata sul Buddhadharma che onora tutti gli esseri nell’universo.

Vivere nel rispetto della vita non si limita al vivere, ma si estende anche al come morire e al lavorare.

Come i fiori adesso sono cresciuti e sbocciati ma domani cominciano ad appassire e dopo domani sono morti. Siamo nati, viviamo la vita di un bambino, sbocciamo nella vita da adolescenti e giovani adulti, con gli anni tutte le sfaccettature della nostra apparenza e del nostro funzionamento cominciano ad appassire: la vecchiaia fa che funzioniamo sempre meno, e meno, e siamo sempre meno attraenti, e in un momento il corpo si stacca dagli altri aggregati e moriamo.

I fiori sono uno dei simboli della fugacità e della delicatezza della vita e Hanamatsuri, con tanti fiori, crea un ambiente molto bello e gioioso, delicato e piacevole, ed è un ambiente gradevole per entrare nella comprensione intima della impermanenza.
Che ci siano tanti fiori non è soltanto per commemorare che il Buddha è nato in un bosco con tanti fiori ma è anche tutta la vita che festeggiamo con Hanamatsuri. E nella la festa di Hanamatsuri ci si dedica a una pratica di risveglio e si ricordano, come una nuova nascita, i voti che abbiamo fatto, forse anche non in questa vita, oppure non così con tanta consapevolezza, ma comunque nel momento in cui abbiamo cominciato con la pratica della Via della Liberazione, se non l’avevamo fatto già, non sbagliamo mai ad entrare in questo tempio. E Hanamatsuri è ricordarsi non solo della fugacità della vita ma anche del voto, della necessità di dedicarsi alla pratica della Via, del Buddhadharma, per permettere a se stessi di vivere in modo completo, in armonia e serenità. Di vivere a fondo la vita e di rendersi conto della responsabilità che dobbiamo avere, perché attraverso l’interdipendenza influiamo sul resto della vita e non solo sulla vita degli altri ma sull’esistenza di tutto e quindi sulla nostra vita. E non solo l’influenza sulle persone vive, ma anche sulle cose inerti. La nostra decisione di praticare ha un’influenza su tutte le esistenze. Hanamatsuri è anche esprimere la nostra gratitudine. La gratitudine di aver incontrato la pratica della Via, la gratitudine per la vita, attraverso Buddha Shakyamuni che ha abbandonato una vita nell’oblio del lusso per cercare un modo di liberare l’umanità della sofferenza. Non di liberarla dal dolore, dalle difficoltà, ma liberando se stesso dalla identificazione con l’attaccamento alle difficoltà che incontriamo. Non trasformando le difficoltà, il dolore in una sofferenza ma praticando una via che permette di andare in un’altra dimensione della vita, oltre i nostri limiti, che sono le abitudini di trasformare le nostre gioie, difficoltà e dolori in sofferenza, ma praticando il punto di vista giusto che permette di evitare la trappola delle vecchie abitudini di sempre di creare sofferenza. Vedendo e studiando in modo giusto, con la visione retta tutti i dharma, tutti i fenomeni, scoprendo continuamente un modo di vivere giusto basato sul vedere i fenomeni in un modo retto, così come sono realmente e non seguendo la nostra interpretazione che dipende soltanto delle nostre esperienze limitate.

Hanamatsuri, con la gioia di festeggiare una nascita, circondati da tanti fiori, è un momento prezioso e delicato per entrare di nuovo con una grande sicurezza in contatto con la fugacità della vita, con l’impermanenza e l’assenza di una sostanza, un aspetto, fissi ed eterni che sono le grandi caratteristiche di ogni esistenza. Dà l’occasione di vedere l’impermanenza sotto un’altra luce e quindi non più soltanto sotto un aspetto negativo. Senza l’impermanenza non possiamo mai essere felici, non possiamo mai nascere, porre fine]a una situazione dolorosa, non sarà possibile fare il bene per tutti gli esseri. E infine è rendere gratitudine al Maestro originale, il Fondatore di tutti gli insegnamenti che sono diventati il Buddhismo.

Vi invito adesso ad andare verso l’altare della nostra nascita e rendere omaggio alla vita, al Shakyamuni Buddha, a voi stessi.

EKO HANAMATSURI

Noi tutti qua presente dedichiamo i meriti dello zazen, dal recitare la perfezione della grande saggezza e della cerimonia del hanamatsuri allo sviluppo della pratica e dall’insegnamento nel questo tempio Jōhō-ji per il bene di tutti, la liberazione degli esseri imprigionati nella sofferenza, la pace nel mondo e la liberazione dei popoli oppressi. Possono i membri del Buppo Sangha e tutti gli esseri ovunque nell’universo crescere nella saggezza e sottilità del Buddhadharma per rendere il mondo senza armi e senza frontiere. Possa l’armonia e la pace nel sangha essere mantenuti e trasformarla in una congregazione di essere svegliati, per invitare tutti a prendere rifugio nei Tre Gioielli.

A tutti i Buddha nelle dieci direzioni e tre tempi,

A tutti gli onorati Bodhisattva, quei grande esseri;

Alla Grande Perfezione della Saggezza.

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