Kusen 6

Ieri ho parlato dell’importanza di riconoscere che spesso le cose non vanno come vogliamo, ma il problema non è questo – è una verità ovvia – ma come la incorporiamo, come facciamo, come ci confrontiamo con questa verità così ovvia.

Il punto importante è di non cadere nella trappola del rimpianto o dell’ansia. Realizzare che in questo momento c’è solo una vita e una persona, cioè che non possiamo sperare che qualcuno venga a vivere un momento difficile al nostro posto. Lo dobbiamo affrontare completamente, con lo spirito non oscurato da aspettative e fare le cose che dobbiamo fare in questo momento, le cose che sono ovvie, senza ragionare troppo. Se salutiamo qualcuno, lo salutiamo completamente, senza pensare a qualcos’altro. Senza vedere la persona nella luce delle immagini, preconcetti e pregiudizi che si presentano alla mente, che si manifestano immediatamente. Riconoscere quei aspetti e non seguirle, permette che facciamo completamente l’azione di salutare. E così con tutte le azioni. Fare completamente la cosa che è da fare in quel momento senza aspettarsi un certo resultato.

Il vecchio tenzo diceva a Dogen: “Soltanto io posso fare questo lavoro e lo posso fare soltanto adesso. Se voglio seccare questi funghi devo farlo quando il sole è più alto”. Il lavoro è difficile, stancante, faticoso, ma questo non importa, importa di non perdere la vita, quindi di fare le cose che devono essere fatte a ogni momento, a ogni vita. Nessuno può fare le cose che devo fare io. La vita non torna mai indietro, non possiamo ripetere. Tutto è unico e se non lo facciamo adesso è perduto per sempre. È adesso o mai.

Quando ero giovane c’era una canzone che mi fa sempre pensare: it’s now or never. Non so più chi la cantava, non importa, ma è una verità così ovvia che non ci facciamo molta attenzione, che rimane soltanto un concetto, un sogno. Ma se vogliamo che la vita che viviamo abbia un senso, che dia soddisfazione, non possiamo perdere un momento, un momento per lavorare e quando è il momento di riposarsi, riposare. Quando c’è il momento di sedersi in zazen, fare zazen e non cominciare a pensare, sognare, dormire, creare troppe tensioni nel corpo, nella mente, ma di ristabilire continuamente l’equilibrio.

Se non facciamo attenzione a essere presenti ogni momento e se non incorporiamo questa verità semplice di fare la cosa che deve essere fatta in quel momento, non facciamo attenzione e se non siamo consapevoli, cominciamo a aspettare e a richiedere l’impossibile. Non c’è un modo di vivere una vita perfetta, ma per andare nella direzione di una vita completa, soddisfacente, bisogna portare attenzione e consapevolezza, di curare e badare alla vita in quel momento. Senza progettarsi nel futuro e creare illusioni con aspettative che non saranno mai compiute, senza rimpiangere, né credere che se avessimo fatto in modo diverso nel passato, sarebbe più facile adesso.

C’è soltanto una sola risposta e è di essere presente e di vedere chiaramente al proprio tempo, alla propria velocità che cosa è necessario fare qui e ora. Che cosa sto facendo? Mi do al cento per cento all’azione o invece lo faccio così così, in maniera trascurata?

Che cosa è necessario per vivere completamente, per creare soddisfazione in modo che al momento della morte non ci sono lamentele sulla vita, di dire: “non ho vissuto”. Al momento della morte è troppo tardi, quindi cominciamo adesso a fare zazen, perché siamo seduti nello zendo. Dopo recitiamo i sutra e facciamo i pai, lo facciamo abbandonando il corpo-spirito nel recitare e nell’inchinarsi.

Quando si mangia la guenmai, mangiamo essendo completamente presenti e gustiamo veramente, completamente, quindi senza osservazioni o commenti, il riso e le verdure.

Fare il samu completamente, senza lasciarsi distrarre dall’abitudine di chiacchierare, di distrarsi, di scappare via dal momento. Insomma non dobbiamo paragonare noi stessi agli altri, ognuno deve fare il suo perché è solo la persona stessa che può fare le cose che la persona deve fare, al proprio ritmo e nella propria possibilità, ma con totalità.

Non pensare “lui o lei è più bravo di me” o “sono più bravo o brava dell’altro”: è un’attitudine stupida, perché crea separazione, sofferenza e perdiamo la possibilità del momento per vivere completamente, per bruciare, consumare completamente il momento. Vivere una vita portata, inspirata, dallo Zen.

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