Kusen 5

Concentratevi completamente, cioè con tutto il vostro essere, sulla pratica del qui e ora. Solo qui e ora possiamo fare zazen, possiamo sederci shikantaza, senza scopo personale, ma al di là di ogni scopo personale vi è uno scopo molto più ampio, vasto, con uno stato di spirito che non cerca di afferrare qualsiasi pensiero. Hishiryo, al di là del pensare.

In Cina, all’epoca, il giovane Dogen ha fatto alcuni incontri che l’hanno molto segnato. Certo l’incontro e la pratica insieme al suo maestro Nyojō. Ma anche qualche altro insegnamento hanno segnato molto Dogen, hanno chiarito la Via. Sono incontri che hanno posto le fondamenta di tutto il suo insegnamento successivo. Sono stati fatti con alcuni tenzo, sempre vecchi e sempre che davano tutta la loro energia, senza economia alla loro pratica, alla loro responsabilità, alle cose che avevano da fare in quel momento, cioè preparare con le cose disponibili e al momento giusto i pasti per i monaci in allenamento. Prima Dogen vedeva il ruolo del cuoco come qualcosa di fastidioso, non così degno, non per vecchi monaci, era piuttosto un lavoro. Gli incontri con i tenzo in Cina gli hanno fatto capire la profondità della pratica di un tenzo, come è importante e come è nobile essere tenzo, non è dato a qualunque persona, deve essere qualcuno che ha capito la via, che sta cercando quale cibo è necessario a quel giorno per aiutare tutta la comunità nella sua pratica. Prepara i pasti con lo spirito generoso di offrire, offrire ai monaci in training, in formazione, è anche offrire a Buddha. Offrire per permettere a tutti di praticare in modo giusto senza essere infastidito da un cibo difficile da digerire, che influisce negativamente sulla pratica di zazen, del samu, dello studio, ma equilibrato, che aiuta. Aiuta a praticare la pratica del Buddha, praticando lui stesso la pratica del Buddha, realizzando così insieme con tutto il monastero, lo spirito e il risveglio del Buddha.

Il tenzo sa molto bene quando deve essere fatto qualcosa e come. Capisce che non possiamo rimettere a più tardi certe cose da fare adesso, che non può delegare a altri il suo compito, solo lui può fare le cose che lui deve fare. Così va anche per tutti, ognuno ha il suo che deve fare in quel momento, che nessun altro può fare. Soltanto noi stessi. Avere voglia o no, sentirsi male o bene, comodo o infastidito, non importa per praticare. Questo perché la vita non la possiamo rimettere a più tardi. La vita non riconosce, non dà possibilità, ripetizioni, prove, richiede di essere vissuta qui e ora completamente.

Nella nostra vita la realtà della vita è che in genere le cose non vanno nel modo in cui vogliamo, che abbiamo sperato, la realtà della vita è più spesso che è molto diversa dalle nostre aspettative. Ma non importa. Se non si smette di lamentarsi che le cose non vanno come le avevamo sperate, non cambia niente alla realtà della vita, diamo soltanto fastidio a noi stessi e a quelli intorno a noi.

La realtà della vita, richiede la presenza totale della persona in ogni momento. Non c’è modo di vivere la vita col pilota automatico, siamo esseri viventi, esseri umani e dobbiamo utilizzare tutte le nostre possibilità di confrontarci con la vita. Cioè di smettere di vedere tutte le cose che non vanno come lo vogliamo, come barriere, come difficoltà, come situazioni che impediscono di praticare. Al contrario, sono uno stimolo per praticare in modo ancora più completo, con più impegno, più sincerità.

Impariamo attraverso la pratica che non possiamo fare economie nel confronto della vita, che non possiamo ripetere la vita e che se vogliamo che la vita abbia senso, che tutte le cose ordinarie, quotidiane abbiano un senso, bisogna che siamo completamente presenti, che diamo tutta l’esistenza nell’azione che è richiesta di essere fatta qui e ora. Questo aumenta la qualità della vita: essere un praticante della Via dello Zen. Sappiamo che è estremamente difficile continuare quella attitudine nella vita quotidiana di tutti i giorni se non è influenzata dalla pratica dello zazen insieme nel seno del Sangha e sotto la guida di qualcuno di più esperto.

Nessuno può prendere il posto di nessuno, solo io posso fare il mio lavoro, il mio compito. Solo io posso vivere la mia vita, solo io posso realizzare la Via, il risveglio. Ma non io da solo, io in interdipendenza forte con tutti, insieme con tutti, andando tutti insieme nella stessa direzione, sostenendo e ricevendo il sostegno di tutti con l’abbandono totale di ogni pensiero egocentrico. Solo così, nell’abbandono di ogni pensiero egocentrico possiamo vivere la vita completamente, possiamo compiere le cose da fare qui e ora, solo così possiamo dare senso alla vita. Nella sua banalità, nella sua condizione normale, abituale, quando non c’è più interferenza di un pensiero egocentrico, del volere o non volere, avere voglia, piacere o no, possiamo dire “io”, e quell’io rappresenta un ego cosmico, un ego non separato da tutte le altre esistenze nell’universo. Non è l’io che corrisponde all’immagine che si può avere del proprio corpo, della propria vita, del proprio pensare, delle proprie realizzazioni, quel piccolo io è soltanto capace di illudersi e non può dare il senso vero alla vita, al vivere insieme alla via. Ma questo grande io sì, perché non è diverso da tutti gli altri io dell’universo, umano o no. Accettiamo tutto ciò che succede nella vita e non lasciamo che queste situazioni rovinino la qualità della vita. Questo è praticare la via del Buddha, questo è dare senso alla vita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...